Storia di Paola, malata di elettrosensibilità

[Da tantissimo tempo ormai si conosce la pericolosità dei Campi Elettromagnetici (CEM), i quali, tra i numerosissimi effetti avversi (che spaziano dalle malattie neurodegenerative al cancro), sono in grado di sensibilizzare l’organismo portando allo sviluppo della Elettrosensibilità.

Il fenomeno è in tale espansione a causa dei livelli crescenti di CEM cui la popolazione è esposta, che stanno venendo pubblicati in merito sempre più articoli di carattere divulgativo e da parecchi anni (in rete ne esistono di molto vecchi).

Il seguente è un articolo di oltre due anni fa.]

24 settembre 2013 – “sexandthestress.vanityfair.it”, di Elisabetta Ambrosi

Nente sms, niente smartphone, niente computer, almeno fino a quando non starà meglio. Se vuoi chiamarla, la trovi sul fisso di casa, come un tempoe per vederla devi darle un appuntamento preciso. Come ho fato l’altro giorno, alle due e trentacinque davanti al benzinaio, senza bisogno di due o tre messaggini di conferma e poi di informazioni inutili (“Stiamo salendo in macchina”. “Arriviamo” e così via). Saliamo in macchina e lei “sente”, il mio cellulare acceso, così lo spengo e sto felicemente per un intero pomeriggio senza.

Da qualche settimana, Paola ha smesso di usare quasi tutto, oltre ai cellulari, di qualsiasi tipo, anche il wifi (usa le prese ethernet, ma per ora non si avvicina al computer), e uguale per gps, radio e ogni forma di onda elettromagnetica. I sintomi? Un dolore enorme al braccio che si irradia fino alla spalla e alla testa, oltre ad un malessere più generale. Paola era pronta a partire per la Svezia, perché lì la malattia – elettrosensibilità – è riconosciuta, e quindi, ad esempio, puoi metterti in malattia per quel motivo. Poi per fortuna ha scoperto che anche in Italia, e a Roma in particolare, ci sono esperti e anche un centro specializzato, si è tranquillizzata. E ora si gode, per così dire, la sua terapia desensibilizzante: tanto verde, alberi, una cura omeopatica e soprattutto drastica lontananza dagli oggetti da cui siamo ormai inseparabili.

«NIENTE CELLULARE (DI QUALSIASI TIPO), PC, WIFI, GPS E RADIO: A PAOLA OGNI ONDA ELETTROMAGNETICA FA MALE. PER SENTIRLA LA TROVI SUL FISSO DI CASA, PER VEDERLA LE DAI UN APPUNTAMENTO E BASTA. SI CHIAMA ELETTROSENSIBILITÀ E PRESTO SARÀ UN PUNTO INTERROGATIVO PER TUTTI NOI»

E su questo vale la pena di fermarsi un attimo a pensare: perché presto la malattia di Paola sarà quella della nostra civiltà. Forse è tempo di rendersi conto, anche se il corpo non ci dà ancora sintomi, che un po’ bisogna proteggersi, e proteggere anche i bambini da un’invasione fatta di cellulari accanto al comodino, wifi acceso tutta la notte, cellulare usato per ore attaccato all’orecchio. È vero, siamo circondati, direbbe Grillo, non possiamo che arrenderci, però qualche piccolo accorgimento potrebbe farci stare meglio.

1) usare l’auricolare del cellulare, sempre, ormai ci sono studi certi e solo la miopia delle case produttrici e delle istituzioni impedisce una campagna informativa a tappeto (leggete anche su questi l’inchiesta di Riccardo Staglianò, Toglietevelo dalla testa, Chiare Lettere).
2) Spegnete il wifi, ma pure la tv e tutti gli apparecchi, di notte, e se gli ambienti sono molto piccoli usate le prese a muro di giorno (difficile, oggi siamo tutti addicted del wifi). 3) Banale ma importante, prendetevi ogni tanto mezzo pomeriggio per andare al parco, o una domenica in mezzo agli alberi, in campagna, al mare. Ma ancora di più, cercate di imporvi un’igiene digital-cellulare, decidendo un tempo in cui stare connessi e uno in cui stare connessi. Senza fobie eccessive – le onde comunque non sono il monossidio di carbonio – ma senza sottovalutare questa nuova, sottile e pericolosa forma di inquinamento.

Magari appunto farete per un po’ come Paola che (aiutata anche da un contratto a tempo indeterminato, come lei stessa ammette): si riposa, legge solo cose di carta, ha ripreso a cucinare – mi ha fatto mangiare un hummus squisito – prende suo figlio e lo porta in giro ovunque ci siano grandi parchi verdi, parla al fisso come una signora d’altri tempi e soprattutto se ne va in giro assolutamente irraggiungibile, senza cellulare. Io le dico guarda che è magnificamente chic, ma forse – soprattutto – penso che la sua vita è invece una forma d’avanguardia. Con cui prima o poi dovremo fare i conti. E forse ricominciare una vita in parte diversa.

«SE È VERO CHE PRIMA O POI CON QUESTI DISTURBI DOVREMO FARE I CONTI, PICCOLI ACCORGIMENTI FONDAMENTALI SONO POSSIBILI: USARE SEMPRE L’AURICOLARE CON IL CELLULARE, SPEGNERE IL WIFI E TUTTI GLI APPARECCHI DI NOTTE, PRENDERSI MEZZO POMERIGGIO PER STARE IN UN PARCO: IL CORPO E LA MENTE RINGRAZIERANNO»

Fonte:

http://sexandthestress.vanityfair.it/2013/09/24/storia-di-paola-malata-di-elettrosensibilita/