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Storica sentenza della Corte di Appello di Torino

Una attenta analisi dell Arch Laura Masiero, Presidente di A.P.P.L.E. sulla sentenza della Corte di Appello di Torino

 

Buonasera a Tutti,

come avrete probabilmente letto sui maggiori quotidiani, è di venerdì u.s. la sentenza della Corte d’Appello di Torino (sezione Lavoro) che conferma l’elevata probabilità di nesso causale tra esposizione al telefono cellulare e insorgenza del neurinoma acustico in un Signore che era tecnico specializzato impiegato in una acciaieria. La sentenza conferma quanto deciso nel primo grado di giudizio e condanna  l’ Inail, ossia l’appellante, al risarcimento e al pagamento delle spese.
Siamo naturalmente molto contenti di questo esito  che ha le sue radici nel lavoro del Prof. Angelo Levis e nelle sue esemplari perizie. Lavoro che è stato raccolto e sviluppato con grande cura  dal consulente di parte (CTP) Prof. Daniele Rodriguez, supportato dalla revisione della recente letteratura  preparata  dalla Dott.ssa Fabia Del Giudice nostra vicepresidente. Essendo, per questioni di salute, privi di Angelo abbiamo fatto il possibile per dare una mano.
Grandissimi come sempre gli avvocati che seguono ormai da molti anni A.P.P.L.E. e i lavoratori esposti a radiofrequenze che hanno deciso di intentare  cause di lavoro attraverso l’Associazione e soprattutto tramite Angelo Levis: sono gli  Avv.ti.  Stefano Bertone,  Renato Ambrosio e Chiara Ghibaudo. dello Sstudio Ambrosio&Commodo di Torino. Davvero impagabili!
La nuova CTU disposta dal Giudice d’Appello era stata affidata al  Prof. Roberto Albera, specialista in Otorinolaringoiatria, Audiologia e Foniatria e Professore Ordinario in Otorinolaringoiatria presso l’Università di Torino.
Ricordiamo  brevemente la storia del paziente che a causa di un grave trama acustico con conseguente completa perdita dell’udito all’orecchio destro, utilizzava per parlare col cellulare l’orecchio sinistro. Il neurinoma ha causato la completa perdita dell’udito anche a sinistra e a seguito dell’intervento chirurgico anche il  deficit al nervo facciale di sinistra solo parzialmente regredito e ormai irreversibile. E’ stato stimato, anche in base alle testimonianze, un utilizzo del cellulare all’orecchio sinistro di almeno 3 ore al giorno nelle giornate lavorative e almeno 1 ora (sempre per lavoro) nei giorni non lavorativi. Ammettendo anche una ipotesi più prudenziale si parla, negli anni che vanno dal 1993 al 2008,  di un minimo di 10.361 ore ad un massimo di 13.687 ore.
Nella sua CTU il Prof. Albera spiega che sebbene i dati epidemiologici non siano omogenei, soprattutto perchè manca un registro di questi tumori, è certo un aumento di diagnosi negli anni ’90 e primi 2000 quasi sempre però correlato negli articoli clinici all’introduzione di più affidabili strumenti diagnostici (e lui ne ha operati oltre 200). Cita gli studi di Hardell e collaboratori come studi ben condotti  che suggeriscono come l’effetto oncogenetico appaia correlato alla durata di utilizzo, agli effetti di calore o modificazioni su geni e proteine. Le sue conclusioni : “Si conclude pertanto che, per quanto riguarda la genesi del neurinoma dell’VIII nervo cranico….non vi sia certezza ma elevata probabiità (probabilità qualificata) che l’utilizzo del telefono cellulare possa essere considerato come fattore concausale”, perchè il neurinoma è insorto omolateralmente all’orecchio utilizzato per telefonare, l’uso è di almeno 2,5 ore al giorno per 15 anni in particolare fino al 2005 con sistemi analogici e il periodo di latenza  è compatibile con quanto ricavabile dalla letteratura scientifica. Il CTU afferma che “le sue conclusioni sono tratte da studi sperimentali ed epidemiologici per i quali non sono mai emerse rilevanti osservazioni sulle modalità di studio,  a differenza di quanto invece si verifica negli studi che non dimostrerebbero tale innesco di causalità o concausalità.”
Uno dei punti che evidenzierei nella relazione è sicuramente questo. Stavolta non si fa riferimento tanto ai conflitti di interesse (che pure il CTU cita nell’ambito dell’ Interphone), come avvenuto in precedenti sentenze (un altro caso di Torino), quanto alla debolezza dei metodi utilizzati nei lavori, mentre i lavori condotti in modo esemplare da Hardell &c. non presentano difetti o biases nella loro costruzione. 
C’è una tesi invece nella relazione del Ctu che è criticabile: egli sostiene che le emissioni del nuovi smartphone sono anche 100 volte inferiori a quelle degli Etacs e Tacs (cioè i sistemi precedenti al Gsm): questo può essere in parte vero ma dobbiamo ricordare che ogni generazione di telefonia mobile  ha comportato  un incremento nell’utilizzo e nell’esposizione. L’enorme  quantità e complessità di informazioni trasmesse nell’unità di tempo è aumentata in funzione di una maggiore variabilità del segnale a cui le cellule del corpo umano non sono in grado di adattarsi. La variabilità è  elemento estremamente importante nell’induzione di effetti biologici (Panagopoulos 2019 ” Comparing DNA damage induced by mobile telephony and other types of man-made electromagnetic fields” – BioInitiative Report 2017-19) : potete trovare un ottima sintesi di ciò nel libro di Fabia Del Giudice “Smart Smog”.
Oggi sappiano che le esposizioni possono portare ad effetti di tipo biologico e sanitario (ad es. modifiche del DNA, tumori, importanti effetti neurologici)  a valori di campo elettrico molto bassi, largamente inferiori ai limiti di legge (anche italiani) e molto molto più bassi di quelli dei telefoni di prima e seconda generazione.
Dobbiamo sempre ricordare quanto sia necessaria la cautela nell’utilizzo dei dispositivi vicino al corpo, considerato, tra l’altro,  che le aziende mentono sul SAR dichiarato, come ha ampiamento dimostrato il Dott. Marc Arazi (Phonegate Alert).
Questa sentenza di Torino resta comunque una bella vittoria che speriamo sia stimolante per i giudici cui saranno sottoposti ricorsi simili  ma soprattutto  d’aiuto per altre  persone che mi stanno particolarmente a cuore e che, dopo sentenze di Appello negative che hanno dato ragione ad Inail, approderanno in Cassazione nei prossimi tempi.
Incrociamo le dita.
Cordiali saluti, Laura Masiero

Vietato ai minori di 14 anni. Sai davvero quando è il momento giusto per dare lo smartphone ai tuoi figli?

Ecco un bel libro scritto da Alberto Pellai e Barbara Tamborini su questo cruciale e sofferto dilemma (molto sentito allo interno di una famiglia con adolescenti in pressing per … avere il proprio cellulare) …

I due Autori sono medici e psicoterapeuti della età evolutiva con tanti libri pubblicati in questi anni.

Facciamo una sintesi …

LO SMARTPHONE…:
1- NON E’ ADATTO AI LORO BISOGNI
2- RIDUCE LA PROBABILITA’ DI SUCCESSO SCOLASTICO
3- INTERFERISCE CON LO SVILUPPO DELLA MENTE IN ETA’ EVOLUTIVA
4- IMPATTA SULLO STATO DI SALUTE ORGANICA DEI NOSTRI FIGLI
5- RIDUCE LE COMPETENZE EMPATICHE
6- INFLUISCE SULLE REAZIONI EMOTIVE
7- CREA ANSIA E DIPENDENZA
8- GENERA DISEDUCAZIONE SESSUALE
9- INTERFERISCE CON IL BISOGNO DEL SONNO
10- NON AUMENTA IL SENSO DI PROTEZIONE E SICUREZZA

Lo si può compare in libreria oppure

in IBS.it https://www.ibs.it/vietato-ai-minori-di-14-libro-alberto-pellai-barbara-tamborini/e/9788851179250

Dopo il Decreto Semplificazioni, che fare ? cosa può e deve fare un Comune?

Riportiamo due documenti prodotti dall’Arch Laura Masiero Presidente di APPLE che commentano quanto accaduto e quindi (ri)propone il percorso già presentato insieme all’Avv Stefano Bertone nel 2019 alla Camera dei Deputati, che prevede vari passi con al centro la predisposizione di un Regolamento Comunale.

 

Qui il link al commento della Presidente

Qui la Procedura

il 5G è incostituzionale! una intervista al Prof Michele Carducci, costituzionalista

Riteniamo cosa gradita per i ns soci mettere a disposizione un intervento fatto dal costituzionalista Prof Michele Carducci ad un recentissimo webinar organizzato da ISDE.

Qui il link   LINK  

 

Il contributo del Professore è molto ‘alto’:  ovvero che le rivendicazioni vanno portate al livello costituzionale, che al di sopra delle leggi (che possono belle o brutte …).

Con il 5G si ledono due fondamentali diritti:  di informazione su il cosiddetto ‘ignoto tecnologico’ ed il diritto a non subire trattamenti obbligatori, come quelli legati alla pervasività e la ubiquità del segnale.

Da ascoltare con attenzione ed interesse.

CASTELLANZA “No ai guinzagli elettronici per i bambini”

“No ai guinzagli elettronici per i bambini”

 

 

“Il sonno della ragione genera mostri” afferma Norberto Bobbio, riprendendo il titolo di una famosa incisione di Francisco de Goya.

Nel caso della scuola materna di Castellanza (Varese), il sonno della ragione genera guinzagli elettronici. Un sogno economico per chi li produce, un incubo per chi è costretto a indossarli.

L’idea di insegnare ai bambini la necessità di mantenere la distanza dagli altri con un “guinzaglio elettronico da polso” insegnerà loro la sudditanza, e rafforzerà l’idea di essere portatori di pericolo e che anche gli altri costituiscano un pericolo per la sua incolumità. Una vera bomba a orologeria che mina l’autostima e la fiducia nel prossimo.

Ma non finisce qui. Il “guinzaglio da polso” funziona con tecnologia bluetooth, che emette radiazioni alla frequenza di 2,4 GHz.

L’esposizione a questo tipo di radiazioni (2,4 GHz) , pur essendo di bassa intensità, provoca stress ossidativo, alterazione dello sperma con riduzione della fertilità, alterazioni neurologiche (con modificazioni dell’attività bioelettrica del cervello), apoptosi, danni al Dna, alterazioni del sistema endocrino, flusso massivo di ioni calcio attraverso la membrana cellulare [Pall, 2018; Wilke, 2018].

Ed è proprio nei confronti dei bambini che dobbiamo prestare particolare attenzione: i loro corpi sono più piccoli, le ossa del cranio sono più sottili, la massa encefalica è minore quindi è soggetta a maggior penetrazione e diffusione delle radiazioni [Morgan et al., 2014; Gandhi et al., 2012].

Inoltre il sistema nervoso e immunitario dei bambini è in rapido sviluppo (il cervello continua a svilupparsi fino ai vent’anni) e il processo di mielinizzazione nervosa non è completo [Kaplan et al., 2016].

La diminuita capacità di riparazione del Dna e l’incremento di danni al Dna dovuti alle radiofrequenze aumenta nei più giovani il rischio di contrarre malattie neurodegenerative e tumori [Markovà et al., 2010; Hardell 2017].

Sono stati inoltre rilevati disturbi cognitivi, dell’apprendimento e della memoria per esposizione a radiofrequenze di bassa intensità [Deshmukh et al., 2015; Calvente et al., 2016].

Allora, informiamoci sui potenziali danni alla salute mentale e fisica della tecnologia wireless prima di imporre l’utilizzo di dispositivi di questo genere, svegliamo la nostra ragione e il nostro senso critico, e non permettiamo che I nostri figli siamo tenuti al guinzaglio.

Il braccialetto elettronico è stato fino ad oggi usato come alternativa alla detenzione. I bambini dovrebbero indossarne uno simile, pagandone per di più il costo economico e sanitario. Devono forse scontare una pena per una colpa mai commessa?

Laura Masiero presidente Laura Masiero, presidente Applelettrosmog

Fabia Del Giudice, consigliera provinciale Isde Lecce

Patrizia Gentilini, ISDE Italia

Paolo Orio, presidente Associazione Italiana Elettrosensibili

Corte d'appello

Storica sentenza su nesso causale tra cellulare e tumore al cervello

La vertenza del Sig. Romeo, ex dipendente di Telecom Italia, affetto da neurinoma causato da uso intensivo e prolungato del telefono cellulare per motivi lavorativi ha avuto un secondo successo nella Corte di Appello di Torino, dopo la sentenza di primo grado presso il Tribunale di Ivrea.
La testo della sentenza è un ‘capolavoro’!

Si enfatizza la validità della ricerca scientifica INDIPENDENTE, la validità degli studi epidemiologici ed i risultati della soerimentazione su animali condotta da NTP e Ramazzini.
Sviluppa il concetto di causalità pur non essendo disponibili delle certezze assolute.

Si rimanda al testo della sentenza, con evidenziazioni delle parti più significative.

La stampa italiana, le TV ed i media, nella stragrande maggioranza hanno sminuito la valenza di tale risultato.

La Associazione ha emesso un comunicato stampa

I gestori della telefonia passano all’incasso!

I commenti riportati ieri da molti notiziari TV, dalla stampa e da vari siti di informazione web evidenziano come la stragrande maggioranza degli stessi siano vincolati alle entrate pubblicitarie: quale è il comparto economico che investe di più in pubblicità? Lascio ai lettori la risposta …!

La sentenza della Corte d’Appello – che ritengo NON sia stata minimamente letta da nessun giornalista! – esprime con grande precisione e profondità il giudizio della Corte sul nesso causale tra l’uso intensivo di un telefono cellulare e la genesi di Neuromi acustici (tumori) nella parte destra, dove la vittima, Sig. Romeo, poggiava il suo telefono cellulare.

Il risultato del confronto tra i Consulenti d’Ufficio (nominati dal Giudice), ed i consulenti di parte sia del Sig. Romeo che dell’INAIL ha portato alla conclusione che:
“con criterio di elevata probabilità logica, si possa ammettere un nesso eziologico tra la prolungata e cospicua esposizione lavorativa a radiofrequenze emesse da telefono cellulare e la malattia denunciata dal periziato all’INAIL (neurinoma dell’ottavo nervo cranico destro)”
Leggendo la sentenza si evince che, giustamente, sono state portate dai consulenti dell’INAIL tutte le possibili e più disparate argomentazioni per sminuire gli studi epidemiologici presentati, la validità degli studi su animali (NTP, Ramazzini), la valutazione sulla stima del tempo di utilizzo del telefono, etc etc. Punti dialetticamente e competentemente contestati senza dubbi.
Anche lo studio dell’Istituto Superiore di Sanità (rapporto ISTISAN 19/11) del 2019, grazie alla disanima compiuta dall’ISDE (Medici per l’ambiente), nei mesi scorsi, è stato praticamente demolito.
Un altro punto essenziale (come del resto già colonna portante della sentenza della Cassazione di Brescia del 2012 su analoga causa tumore-telefono cellulare ) è quanto riportato dai Consulenti d’Ufficio sulla oggettiva valutazione dei risultati scientifici di “autori che non hanno dichiarato l’esistenza di conflitti di interesse invece sussistenti e che debba essere dato maggior peso ai risultati di studi condotti da ricercatori esenti da tali conflitti, come ad esempio gli studi effettuati da Hardell e collaboratori”

Concludendo,
l’Associazione italiana Elettrosensibili auspica, come detto dal Sig. Romeo in alcune interviste, che si attui quanto già legiferato nel lontano 2001 ovvero la etichettatura di pericolosità degli strumenti wireless.

Giorgio Cinciripini, Paolo Orio