Segnaliamo che nella discussione per la approvazione del disegno di legge DDL 29: Disposizioni in materia di rigenerazione urbana, è stato presentato dai senatori: Aurora Floridia, De Cristofaro, Cucchi, Magni il seguente emendamento
Il Senato,
in sede di esame dell’Atto Senato 29 in tema di rigenerazione urbana,
premesso che:
il decreto ministeriale n. 1444 del 2 aprile 1968 ha introdotto per la prima volta nel nostro Paese la norma relativa agli standard urbanistici, uno strumento indispensabile per la pianificazione e il controllo dello sviluppo urbano in un periodo caratterizzato da una rapida urbanizzazione e da un notevole incremento demografico;
tale norma, ancora vigente, ha costituito nel tempo un cospicuo patrimonio pubblico di aree ed immobili destinate alla collettività, garantendo un adeguato equilibrio tra le esigenze di espansione edilizia e qualità della vita; tuttavia, risulta inadeguata ed insufficiente rispetto alle esigenze contemporanee, in particolare, in relazione a temi quali l’accessibilità, la sostenibilità ambientale e la sicurezza;
il provvedimento in esame, nonostante nella premessa introduttiva faccia riferimento ad un generico soddisfacimento dei bisogni dei cittadini, non indica in modo chiaro né il rispetto della normativa vigente, né il dimensionamento che la qualificazione specifica di spazi destinati alla fruizione pubblica
nell’ambito del Piano di rigenerazione urbana, e anzi propone una deroga alla strumentazione urbanistica comunale e alle altre norme settoriali, sollevando preoccupazioni sulla possibilità di garantire uno sviluppo urbano equo e sostenibile;
la previsione di costituire e ridefinire gli spazi pubblici dovrebbe essere condivisa in modo interdisciplinare tra l’Amministrazione Pubblica e i cittadini, attraverso l’attivazione dei processi di partecipazione. Le risorse umane sono, infatti, indispensabili per l’attuazione del Piano di rigenerazione urbana, ma soprattutto per la sostenibilità e la durata a lungo termine e per la creazione di un’alleanza proficua e vincente tra comunità, amministrazione e territorio; è essenziale che i cittadini si sentano parte attiva nel processo di rigenerazione, affinché le soluzioni proposte siano rappresentative delle loro esigenze e aspirazioni;
la dotazione degli standard, sia esistenti, sia di nuova individuazione con il Piano di rigenerazione, attraverso un’accorta regia pubblica, dovrebbe essere ripensata per avviare una riorganizzazione, una ricucitura dei tessuti urbani e il riuso di aree ed immobili spesso sottoutilizzati, anche attraverso il ricorso agli usi temporanei, ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 380 del 2001;
è assolutamente necessario, inoltre, sperimentare forme nuove e rinnovate di trasformazione e gestione del patrimonio pubblico, integrate, multidisciplinari e sostenibili, definendo strumenti e procedure che affiancano la norma vigente con l’obiettivo di individuare servizi e attività collettive adeguate alla pluralità di domande sociali e soluzioni progettuali adeguate alle realtà urbane dei territori. Gli ambiti che andrebbero sviluppati e integrati sono la salute pubblica, la sicurezza dei luoghi, i servizi sociali, la casa, l’istruzione e la cultura, la connessione digitale, e la mobilità diffusa adottando un approccio olistico e coordinato, capace di affrontare le sfide contemporanee in modo efficace;
altra questione non trascurabile è il finanziamento per la realizzazione, ma soprattutto per la gestione e manutenzione del patrimonio pubblico che deve essere a carico sia dell’Amministrazione, sia dei soggetti privati che beneficiano dell’incremento volumetrico degli immobili, per tale motivo non è possibile esonerare il pagamento dei costi di costruzione e di urbanizzazione derivante dagli interventi di demolizione e ricostruzione, come prevede la normativa vigente. Tali oneri devono finanziare le opere pubbliche, garantendo così la sostenibilità economica dei progetti di rigenerazione urbana;
lo spazio pubblico deve garantire la fruizione e l’accessibilità in sicurezza delle persone di tutte le età e di quelle diversamente abili e fragili, integrando le soluzioni progettuali architettoniche con la tutela e la valorizzazione del paesaggio urbano e naturale;
la progettazione inclusiva non solo risponde a un’esigenza etica, ma è un pilastro per il progresso di una società coesa e solidale;
la fase preliminare della progettazione del Piano di rigenerazione urbana dovrebbe includere l’analisi, lo studio e la valutazione delle necessità dichi dovrà utilizzare sia gli immobili, sia gli spazi pubblici, individuandone le priorità. Tali necessità dovranno emergere dal confronto pubblico, dalle interviste dei cittadini e dai focus group, laboratori, workshop con i residenti e i portatori di interesse, e l’esito finale del percorso partecipativo dovrà essere integrato nel documento di indirizzo per la progettazione del Piano e delle opere pubbliche;
lo spazio pubblico, oltre alla presenza di attrezzature, arredi e aree verdi, dovrebbe prevedere luoghi di aggregazione, sistemi digitali e nuove tecnologie per garantire la sicurezza (videosorveglianza, sensori luminosi, sistemi di controllo collegati con le forze dell’ordine), reti infrastrutturali di illuminazione pubblica a risparmio energetico ed offrire servizi e prodotti innovativi, gestiti e controllati attraverso le piattaforme digitali della città smart per migliorare la qualità della vita;
è necessario che le aree pubbliche siano servite da mezzi di trasporto e collegate con parcheggi di scambio ubicati lontano dal centro della città ,in modo da favorire la fruizione pedonale e la mobilità dolce (Bici e dispositivi elettrici in sharing) al fine di contribuire a ridurre il traffico e l’inquinamento atmosferico, migliorando la qualità dell’aria e la salute pubblica;
ove possibile nelle aree verdi si dovrebbero realizzare orti sociali come spazi di relazioni sociali e cura dei beni comuni del territorio, interventi digreening e di forestazione urbana per la riappropriazione identitaria degli spazi da parte della comunità, con la finalità di favorire il benessere psico-fisico e la produzione agricola come economia circolare;
inoltre, è necessario realizzare interventi per l’efficienza energetica, finalizzati alla riduzione dei consumi di energia e alle emissioni di gas aeffetto serra correlate all’illuminazione pubblica stradale, adottare misure di contrasto ai cambiamenti climatici, funzionali alla dotazione ecologicaurbana e periurbana, oltre che a promuovere la biodiversità, realizzando aree e infrastrutture verdi nel contesto urbano edificato;
considerato che:
gli ultimi decenni sono stati segnati da cambiamenti determinati da diversi fattori, tra cui quelli socioeconomici, la flessibilità del lavoro, il precariato, la denatalità e l’invecchiamento della popolazione, l’aumento dell’immigrazione, la speculazione edilizia crescente, e l’emergenza climatica e ambientale. Tali fattori hanno causato varie problematiche e hanno posto interrogativi sulle attuali prassi economiche, sui processi decisionali politici e sull’assetto del welfare;
la rigenerazione urbana, se correttamente interpretata e valorizzata su scala urbana, potrebbe attivare il riassetto di parti di città e dei sistemi urbani, promuovendo il miglioramento delle componenti urbanistiche, abitative, socioeconomiche, ambientali e culturali, senza tralasciare il coinvolgimento degli abitanti e di soggetti pubblici e privati interessati dalla trasformazione della città degradata e disomogenea;
una tra le proposte innovative, sia dal punto di vista urbano che edilizio, è la realizzazione di unità immobiliari, strutturate in modo integrato tra residenza, servizi e spazi comuni (aperti e chiusi);
il cohousing non è solo una tipologia abitativa articolata, ma una risposta adeguata all’innovazione sociale attraverso l’inclusione della popolazione che invecchia, il supporto alle carenze nel welfare, un’opportunità di lavoro per i caregiver, una casa per le giovani coppie e per gli studenti. La coabitazione e la gestione condivisa degli spazi, può essere considerata una delle soluzioni più adeguate e contemporanee, in quanto coinvolge fasce di età differenti, permette di vivere insieme mantenendo la propria autonomia e privacy, consentendo un interscambio generazionale;
nei piani di rigenerazione urbana, è possibile trasformare e rifunzionalizzare immobili residenziali o spazi multifunzionali dismessi, realizzando nuove tipologie con spazi collettivi, rispettando la cessione di standard e garantendo prioritariamente l’accessibilità e l’abbattimento dei consumi. Nel caso di nuove costruzioni si possono prevedere spazi polivalenti con forme di autofinanziamento attraverso l’uso degli spazi per coworking, attività espositive e collettive. In entrambi i casi è possibile favorire, grazie alla tecnologia, sistemi organizzativi dei servizi assistenziali, adottando prestazioni sanitarie di telemedicina e nel contempo promuovendo agevolazioni fiscali;
La sperimentazione potrebbe essere estesa a nuove formule abitative sia a lungo termine e sia temporanee, ma soprattutto favorire soluzioni flessibili per tutte le fasce di età e generi;
la rigenerazione urbana, come indicato nel provvedimento in esame, mira, fra l’altro, alla “diffusione capillare dell’infrastruttura digitale”, ma ciò comporta rischi e costi per i cittadini e l’ente pubblico, quali: elettrosensibilità, riconosciuta disabilità funzionale in Svezia, malattie neurodegenerative, svalutazione e mancanza di copertura assicurativa di aree ed immobili ove è installata un’antenna telefonica, depotenziamento del ruolo dei comuni nella pianificazione e regolamentazione dell’inquinamento elettromagnetico, incremento delle cause giudiziarie amministrative. Altri rischi si scopriranno col tempo, purtroppo a scapito della salute di persone fragili;
in tale settore, in continua evoluzione, il Legislatore dovrebbe applicare “il principio di precauzione” (articolo 174 del Trattato UE), recepito nel nostro ordinamento, all’articolo 1 della Legge Quadro sulla tutela dai campi elettromagnetici, n. 36 del 2001, riportando i valori limite – recentemente innalzati con la legge n. 214 del 23- a quelli precedenti, ovvero da 15 V/m a 6 V/m, ed anzi assicurando un “obiettivo di qualità” di 0,2 V/m, come suggerito dalla Risoluzione del Consiglio d’Europa n. 1815 del 2011;
è evidente, dunque che, nei Piani di rigenerazione urbana, vada tutelata la popolazione da una sovraesposizione all’inquinamento elettromagnetico, sia in luoghi aperti, sia chiusi: quelli in cui si soggiorna più di 4 ore, quelli frequentati da bambini, adolescenti, donne in gravidanza, anziani, malati cronici, malati di tumore, portatori di pacemaker o apparecchiature elettromedicali, elettrosensibili, comprendendo le pertinenze esterne con dimensioni abitabili (decreto del Ministero dell’ambiente 7/12/2016);
l’inquinamento elettromagnetico in Italia dal 2012 si misura con un valore medio sulle 24 ore, non sui 6 minuti come nel resto d’Europa, ignorando picchi diurni più alti e dannosi; occorre pertanto, eliminare o armonizzare i fattori di deroga del Decreto Crescita e successivi provvedimenti, con le soglie elettromagnetiche previgenti e il rialzo avvenuto con la legge n. 214 del 23;
si rende, altresì, necessario che gli enti locali, si dotino di un Regolamento e di un Piano contro l’inquinamento elettromagnetico (articolo 8, comma 6, legge n. 36 del 2001), contenenti una mappa aggiornata e aggiornabile della localizzazione degli impianti sul territorio, condivisa con enti pubblici, privati cittadini, associazioni di medici esperti di medicina ambientale e di malati di elettrosensibilità;
la riqualificazione degli spazi pubblici deve tenere conto delle varie dimensioni ed aspetti complessi molto diversi tra loro e variamente distribuiti all’interno della comunità. È possibile interpretare tale complessità in linee guida tradotte in elementi di riorganizzazione policentrica del centro urbano:
a) eterogeneità sociale ;
b) varietà architettonica-urbanistica e la polifunzionalità;
c) l’organizzazione dei servizi e organizzazione degli spazi collettivi;
d) luoghi di aggregazione per la socialità e spazi aperti adeguati alle donne, ai bambini, agli anziani e ai diversamente abili,
tutto ciò considerato,
impegna il Governo:
ad intervenire con precise disposizioni tese a introdurre ed attuare i principi riportati in premessa, al fine di garantire la concreta attuazione della rigenerazione urbana, adottando un approccio condiviso, che includa:
1) l’integrazione e il coordinamento dei piani di sviluppo locale, promuovendo sinergie e il coinvolgimento delle comunità locali, rendendole protagoniste nei processi di co-progettazione e co-programmazione, affinché diventino attori attivi nelle decisioni;
2) l’attuazione di misure specifiche per garantire accessibilità e inclusione, assicurando che i soggetti più vulnerabili non vengano esclusi dalle opportunità di rigenerazione, attraverso la promozione di un approccio che favorisca la co-produzione dei servizi, rispondendo in modo più efficace alle loro necessità;
3) la promozione delle competenze locali e il coinvolgimento attivo dei cittadini nella gestione degli spazi pubblici, creando opportunità di partecipazione, co-gestione e co-programmazione, sviluppando un modello che rafforzi il senso di responsabilità collettiva;
4) la creazione di un tavolo permanente di monitoraggio, composto da rappresentanti delle istituzioni, delle comunità locali e da esperti per garantire una revisione continua e un adattamento flessibile dei piani alle esigenze emergenti;
5) il rafforzamento degli investimenti in formazione e sensibilizzazione sui temi della rigenerazione urbana e dell’innovazione sociale e ambientale, promuovendo una cultura di responsabilità condivisa;
6) la promozione di politiche fiscali sociali e ambientali volte ad incentivare gli investimenti nella rigenerazione urbana e nel miglioramento degli spazi pubblici, garantendo la sostenibilità economica, sociale e ambientale del processo, e incoraggiando modelli di sviluppo basati su una co-programmazione inclusiva;
7) l’istituzione di un tavolo di esperti in urbanistica, salute pubblica, ambiente e tecnologia, per definire le linee guida necessarie a garantire la sicurezza e il benessere nelle nuove infrastrutture, proteggendo la salute delle comunità locali e integrando processi di co-progettazione orientati a migliorare la qualità della vita, tutelare i contesti urbani e naturali e il patrimonio culturale dei territori.
