Questo caso evidenzia l’impatto catastrofico dell’Ipersensibilità Elettromagnetica (EHS) su una cittadina britannica, ex-infermiera.
La donna, di 50 anni, riferisce una grave e dolorosa “allergia” a stimoli ambientali invisibili, in particolare campi elettromagnetici (EMF) emessi da dispositivi comuni come telefoni cellulari, Wi-Fi e segnali TV.
La gravità della sua condizione—che descrive come fonte di estremo disagio fisico—l’ha costretta a un’isolazione severa. Si dice che non riesca a lasciare la sua casa, diventando di fatto prigioniera della propria abitazione per gestire i sintomi.
Questo caso è un esempio lampante di come la mancanza di riconoscimento formale e unificato dell’EHS nei quadri europei sulla disabilità porti a una profonda esclusione sociale e alla negazione dei diritti umani fondamentali. Il mancato riconoscimento le impedisce l’accesso al supporto statale necessario, cure mediche e accomodamenti ragionevoli, trasformando un problema di salute ambientale in una violazione dei diritti delle persone con disabilità.
