Ma un “mondo intelligente” è necessariamente buono per noi?

Traduzione di una nota di Theodora Scarato is Executive Director of Environmental Health Trust  (link)

 

Sono considerazioni molto assennate e condivisibili legate a quanto sta avvenendo negli USA.  Ma lo stesso sta avvenendo in Italia, con una eco molto più ristretta.
Le situazioni sono molto simili ed in particolare come le lobby della telefonia hanno blindato il loro business con leggi (come con la nostra famosa Legge Gasparri del 2003) che non permette a nessuno (cittadino e comune) di contestare una installazione motivandola per gli aspetti sanitari!

La Scarato chiede ai lettori americani una mobilitazione perché in queste settimane nel parlamento USA si stanno legiferando regole che puntano alla massima e più veloce implementazione del 5G, eliminando tutti i possibili contrasti ed opposizioni locali: vengono rese illegali!
Ed in Italia ?!  cosa sta avvenendo, cominciando con la bozza del decreto ministeriale che aleggia nel Ministero per lo Sviluppo Economico  che vuole decuplicare il livello massimo di radiazioni ?

vedere

 

http://e-smogfree.blogspot.com/2018/09/ma-un-mondo-intelligente.html

 

 

Lifi: una opzione alternativa al Wifi

Cosa è il Lifi:   è il ‘wifi’ basato sulla trasmissione non di radiofrequenze ma della luce solare (LED).

Ventaggi:  maggiore volecità di trasmissione, più sicurezza dei dati, non inquinamento da radiazioni elettromagnetiche dello spettro delle tossiche radiofrequenze

Svantaggi: non passa nei muri

Nei ultimi anni più gruppi di ricerca nel mondo hanno innovato la tecnologia della trasmissione dati con l’idea di utilizzare l’allora nuova modalità di illuminazione che era il LED.

Già ne abbiamo dato notizia già dal 2013 per una presentazione alla Università di Glasgow (vedere ) , una iniziativa di un’azienda russa (vedere) , notizie che Apple era interessata ad acquisire la tecnolgia per iPhone (vedere) ed ultimo una news di installazione di una connessione Wifi in una scuola di Edimburgo (vedere)

 

 

Nel frattempo dai prototipi si è passati a prodotti commerciali.

Mentre in Italia abbiamo colto dalla rassegna stampa la presenza di una azienda del Gruppo VDA che con il contributo della Regione Friuli Vebezia Giulia offre soluzioni di Lifi per aziende; nell’ambito europeo dalla Università di Edimburgo è stato creato uno ‘spin-off’ ovvero una piccola società di scopo alla guida del Prof  Haas (vedere riferimento sopra).

 

La Associazione ha ricevuto contatti di un altro attore industriale, italo-svizzero, che vorrebbe sperimentare in Italia, in particolare nelle scuole,  facendo leva sulla ‘salubrità’ della tecnologia in alternativa al solito wifi.

 

Cosa dire della tossicità?

Come al solito, in caso di nuove tecnologie prima di avere test e valutazioni di laboratorio ci vuole tempo, in quanto gli enti di ricerca debbono essere finanziati da chi ha interesse …  oppure dal Pubblico!

Ho trovato uno studio del Scientific Committee on Health, Environmental and Emerging Risks (SCHEER): Preliminary Opinion on the potential risks to human health of Light Emitting Diodes 10 (LEDs). Vedere qui.

In sintesi estrema, con l’ utilizzo ‘normale’ (ovvero per illuminazione) del Lifi non si vedono problematiche ovviamente legate all’occhio.  Ho posto ad amici ricercatori internazionali lo stesso quesito e mi hanno proposto vecchi studi in vitro su azione delle radiazioni solari (blu-viola)  su organismi cellulari. In definitiva, sembrerebbe che non ci siano controindicazioni.   In ogni caso molto ragionevolmente, eventuali effetti negativi saranno ben inferiori all’usuale flusso di radiofrequenze che viaggiano permanentemente allo interno della stanza, appartamento, ufficio !

Quindi, stante le informazioni finora acquisite, il Lifi può essere una valida alternativa al wifi, da proporre come risposta alla tipica domanda che viene a noi posta:  < senza wifi come facciamo a … vivere ?!>.

 

 

 

 

Ricerca : più basi su alterazioni molecolari

Dariusz Leszczynski ricercatore che si impegna da anni nell’ambito degli effetti dei campi elettromagnetici sulla salute ha pubblicato una lettera aperta rivolta a diversi enti ed istituzioni, in cui ribadisce il concetto che i test di provocazione come strumento diagnostici siano fallaci e fuorvianti mentre la ricerca dovrebbe basarsi sull’individuazione di alterazioni fisiologiche molecolari.

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Esperimenti Cancerogenesi : radiazioni classe 1

Pubblicata la più grande ricerca di cancerogenesi su animali da esperimento (ratti e topi) da parte dell’ente governativo americano National Toxicology Program. Acclarata la relazione tra esposizioni alle frequenze GSM del cellulare e forme tumorali in ratti e topi. Secondo Anthony Miller, già consulente dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, lo studio conferma definitivamente che la radiazione a radiofrequenza deve essere classificata come cancerogeno di classe 1.

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